Quello che sta succedendo in questi giorni è folle, tanto che non mi va nemmeno di “linkare” gli articoli che ho proposto. Non sarebbe serio, invero, questa volta voglio proporre una riflessione serissima.
Sondaggi, sale fiducia premier
La fiducia al premier sale dal 45 al 48%, avvicinando così in un risultato quasi paritario coloro che danno un giudizio positivo all’azione di Berlusconi, a quelli che danno una valutazione negativa (49%).
In altre parole, il 48% degli italiani crede in Berlusconi, mentre il 49% degli italiani lo vuole ammazzare (stando alle nuove proposte liberticide reazionarie [fonte], delle quali ho già parlato qui).
Non serve essere Odifreddi per capire che il 48% è minore del 49%. Come è possibile una persona a metà tra la canonizzazione e il linciaggio in piazza possa sedere in parlamento, esserne capo, legiferare, dire – io rappresento l’Italia? -
Lo può fare perché viviamo in un sistema idiota.
Io ho un debole per la Serenissima Repubblica di Venezia, ritengo la loro costituzione mista fosse un qualcosa di estremamente funzionale e, soprattutto, che le istituzioni cercassero – senza riuscirvi spesse volte, ma almeno lo facevano formalmente – di creare una società migliore. Di seguito vorrei quindi portare un estratto – sintetizzato – del libro La Storia di Venezia di F. Lane, capitolo 30-3 “la pratica politica”, poiché trovo singolare valutare come noi, nel 2009, stiamo ancora a discutere di politica nell’intento di inventare qualcosa di migliore, quando la questione era già stata risolta mezzo millennio fa.
[...] il Maggior Consiglio si riuniva normalmente ogni domenica e i membri partecipavano tanto più volentieri alle sedute in quanto ognuna era come l’estrazione di una lotteria, da cui si poteva uscire con un bel premio per sé o per qualche amico. Le “ballotte” erano delle palline, quasi tutte d’argento ma un certo numero dorate. Per stabilire chi doveva appartenere alle commissioni di nomina (di solito quattro) tutti i membri del Maggior Consiglio si alzavano uno per uno dai banchi su cui sedevano e venivano alla piattaforma situata a un capo della sala, dove presiedevano il Doge e i suoi consiglieri, e dove si trovavano le urne piene di palline: se la pallina era dorata, il nobile rimaneva sulla piattaforma per fare parte della commissione di nomina, dopo aver mostrato la pallina a un consigliere ducale che verificava, grazie a certi segni segreti impressi sulla pallina stessa, che questa fosse stata estratta dall’urna quel giorno e che non fosse una falsa pallina portata con sé da qualche nobile impaziente di fare parte di una commissione di nomina. I consiglieri che avevano la fortuna di fare parte della commissione di nomina prendevano posto di fronte al Doge (volgendo però la schiena all’assemblea in modo che non vi potesse essere scambio di segni fra loro e chi ambiva essere nominato). Ciascuna commissione si ritirava subito in una stanza separata, dove di nuovo si tirava a sorte per stabilire a chi toccava per primo designare un candidato al primo degli uffici da coprire. Quando le quattro commissioni si ripresentavano al Maggior Consiglio, i membri di questo procedevano subito a votare – sì / no – per ciascuno dei candidati designati. Non c’erano restrizioni riguardo alla designazione dei membri della propria famiglia, ma in nessuna commissione di designazione potevano esserci due membri con lo stesso nome e quando si votava su un candidato di una famiglia i parenti dovevano lasciare la sala. La segretezza del voto era assicurata dal come erano fatte le urne (contenenti due scomparti, uno bianco per i voti favorevoli e uno verde per i voti contrari; quando l’elettore introduceva la mano nell’urna, nessuno poteva vedere in quale degli scomparti deponesse la sua pallina). La segretezza era tanto più necessaria, in quanto c’erano molte votazioni “contro”; la segretezza dava un carattere meno personale al risentimento degli sconfitti. I candidati dovevano essere votati nel giorno stesso in cui erano stati designati, in modo che non avessero la possibilità di procurarsi voti nell’intervallo.
Votare contro. Alla nostra moderna democrazia rappresentativa tale cosa pare assurda. Certo – come mi viene spesso fatto notare – Venezia non era perfetta; tuttavia trovo questo sistema di governo composto da consigli interdipendenti con funzionari eletti dopo il filtro dai “voti contro” (se venivi designato ma avevi più voti contro di quanti a favore, non venivi eletto) come un qualcosa di superiore a un’elezione che porta una persona ad essere amata da una parte del popolo e odiata dall’altra parte del popolo. Tartaglia a parte, è così.
Avendo riaperto il Lane, mi piacerebbe condividere un’altra interessante pratica politica veneziana: l’elezione del Doge.
Nel 1268 la procedura era così strutturata: dal Maggio Consiglio venivano scelti per sorteggio 30 membri; i 30 erano ridotti per sorteggio a 9; i 9 ne eleggevano 40; i 40 erano ridotti per sorteggio a 12; i 12 ne eleggevano 25; i 25 erano ridotti per sorteggio a 9; i 9 ne eleggevano 45; i 45 erano ridotti per sorteggio a 11; gli 11 ne eleggevano 41; i 41 designavano il Doge che doveva essere approvato dall’assemblea popolare (poi soppressa).
Questo esempio, forse assurdo, non gioca a mio favore. Più volte ho sostenuto Platone e quindi – indirettamente – Socrate. Socrate riteneva insensato il metodo di governo ateniese dell’estrazione a sorte (e l’elezione al dogato, si può dire, fosse una specie di “sorte ponderata”); tuttavia, data l’evidente condizione di decadimento della aristocratica elezione personale, trovo l’idea di sorteggiare una persona, dal mucchio, molto più funzionale rispetto alla democratica elezione personale-partitocratica. E sulla democrazia avrei tanto da dire a riguardo, invero, dovrebbe far riflettere il fatto che la dinastia Bush sia riuscita a portare 2 persone alla carica di Doge degli Stati Uniti d’America… gli americani sono 300.000.000, quante possibilità ci sono di far divenire presidente un membro della propria famiglia per due volte – quasi – di fila? (E anche il nonno era stato qualcuno di importante nello Stato). Se questa non è aristocrazia, allora io sono topolino.
Veniamo al punto. Conflitti sociali a parte. Berlusconismo o berlusconiani, di pietrini o terroristi di Facebook, ascoltatemi! Quanto gioverebbe all’Italia la possibilità di votare non solo “a favore” ma anche esplicitamente contro una persona? Se tale cosa fosse possibile, ci troveremo ciclicamente governati da persone con il nome non scritto su di un’ostraka [link] e senza alcuna taglia sulla testa. I politici, oggi, chiedono tranquillità politica, ma il popolo è esasperato dai politici, dalla loro manifesta incompetenza e dalla loro reiterata ingiustizia governativa.
Me lo spiegate cosa cavolo fa “l’Onorevole” Antonio Gaglione[link] alla Camera? Su 4963[¹] votazioni ha partecipato solamente a 427 (8,60%!). È alla sua sedicesima legislatura! Come si può non considerare ingiusto una persona “sieda” in parlamento, guadagni uno stipendio e poi non vada mai a fare il suo lavoro? Non è mai stato in “missione diplomatica” e addirittura quando è passata la legge sullo scudo fiscale a causa delle assenze della Sinistra – tra cui la sua, ovviamente – si è dimesso passando al Gruppo misto. Uno che viene licenziato dal posto di lavoro per incompetenza o assenteismo, non è che viene “passato” a un altro reparto, viene silurato senza se e senza ma. Gli onorevoli no, evidentemente.
È quindi inutile il parlamento legiferi per condannare da 3 a 12 anni di carcere chi inneggia alla violenza e all’odio personale (leggesi personam), quando sono loro che fomentano l’odio e la voglia di linciaggio. Dovrebbero essere loro ad auto-censurare i politici inefficienti, criminali e chiaramente incompetenti, ma non lo fanno, perché viviamo in una repubblica aristocratica, dove basta avere qualche soldo per “convincere gli italiani di poterli governare”. Da dove viene questa necessità di subordinazione? È presto detto. Dalla religione e dalla insana necessità di volontà di subordinazione a un capo prossimo.
Se la società fosse migliore, non ci sarebbe la necessità di tutelare i membri della società dal linciaggio, perché non ve ne sarebbe la volontà! Purtroppo le cose stanno così. Noi criminali di Internet qui a blaterare, con nessuno che ci ascolta e con un odio verso la – sedicente – classe politica dirigente che pensa solo a scaldare la poltrona (quando in parlamento ci va, i più scaldano il divano di casa). Vero Onorevole?!?!
MIGIO








