Dalla nave alla neve. E così si può continuare tranquillamente a distogliere l’attenzione dalla realtà che incombe su tutti noi, e che si appresta a travolgerci. Dalla nave alla neve. Niente metafore comunque, soltanto uno spaccato della cialtroneria che contraddistingue questa italietta. Atto primo. Il naufragio della Concordia sullo scoglio dell’Isola del Giglio. Non è necessario ripercorrere la storia di quelle ore; tanto siamo stati sommersi da interviste , video, registrazioni che tutte tendono a mettere all’indice la figura del comandante Schettino. E’ ovvio che il responsabile della nave rimane il comandante e dunque sulle sue spalle ricade la responsabilità ultima dell’accaduto. Ma tutto questo gran baccano mediatico si è limitato al clamore, ed infatti ha assolto magnificamente allo scopo di distrarre, evitando accuratamente di scendere nell’approfondimento. Ma crediamo veramente che tutto il fardello sia da scaricare sulle spalle di”o bello guagliò” ? Ma ci vogliono far credere che sia normale la pratica consolidata che vede una nave di una lunghezza di 220 metri con una stazza di circa 100.000 tonnellate scorazzare alla velocità di 15 nodi a 100 metri dalle coste dell’isola? O “bello guagliò” avrà tutte le sue responsabilità, ma se dobbiamo sorbirci una campagna di stampa martellante, perlomeno si abbia il coraggio di scovare i corresponsabili di questa tragedia. Che ci sono, e rivestono ruoli pubblici.
A Giglio Castello è affissa una lapide in
marmo che testualmente recita “Alla memoria dei gigliesi che pochi di numero quasi inermi il 18 novembre 1799 respingevano fugandoli duemila tunisini”. Ecco, i gigliesi di oggi, o per la precisione chi rappresenta quella comunità, non se l’è sentita di respingere l’assalto dei nuovi tunisini. Intendendo con questo termine i nuovi predoni rappresentati da un turismo di massa che stravolge e distrugge con i suoi riti consolidati ogni luogo che tocca. Parlare di crocieristi fa ridere. Reclusi in uno scatolone di ferro dalle sembianze di portacontainer, tutti presi a giocare alle slots machines, ad assistere a spettacoli di intrattenimento ed a traccagnare portate su portate. Il mare è un pretesto. Potrebbero rinchiuderli in un pulman e scarrettarli da Bolzano a Reggio Calabria o sbatterli in un capannone industriale di periferia, che non si accorgerebbero della differenza. E farebbero meno danni. Il disastro ecologico non è per niente scongiurato ed adesso il Sindaco del Giglio, Sergio Ortelli, si dice preoccupato per la nuova stagione turistica oramai alle porte. Ma era lo stesso Ortelli che in altri tempi si faceva interprete di un ringraziamento personale verso il comandante di Costa Concordia per il passaggio ravvicinato. Quello dell’”inchino” era cosa conosciuta. Sarebbe interessante, ad esempio, sapere quali iniziative il presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano abbia intrapreso nel corso degli anni, per cercare di opporsi a tale consuetudine. Rimane poi tutta quella catena di comando, che partendo dai distaccamenti locali arriva sino alla Capitaneria di Porto di Livorno. Sino a quel Gregorio de Falco assurto al ruolo di “eroe” solo per aver gridato “salga a bordo cazzo”. Va bene che i tempi sono quelli che sono, ma se basta gridare “ salga a bordo cazzo” per divenire eroi siamo messi maluccio. Della questione ne parlavo con l’amico Paolo, che può vantare una certa tradizione familiare nel campo della marineria. Mi faceva notare la sua difficoltà ad assimilare le gesta dello zio, avvenute nel marzo del 1941 nella baia di Suda, quando uomini della X° su barchini esplosivi affondarono l’incrociatore inglese York e danneggiarono la petroliera Pericles con il gridare “salga a bordo cazzo”. Eroe lo zio lo è stato, guadagnandosi una medaglia d’oro al V.M., eroe il De Falco è stato nominato sul campo da una stampa ruffiana. Ma al di la di queste differenze, segno del decadimento dei tempi, nessun giornalista ha osato chiedere all’”eroe” De Falco quali ordinanze , a seguito dell’esame dei tracciati delle rotte delle navi, avesse emanato la Capitaneria di Porto di Livorno per far cessare la perversa pratica dell’inchino e quali provvedimenti abbia la stessa Capitaneria messo in atto per il loro rispetto.
At
to secondo. La nevicata su Roma. Seppure la cosa abbia rivestito un indubbio evento eccezionale, non sono certamente mancate le polemiche che hanno visto contrapporsi il sindaco Alemanno con il nuovo capo della Protezione Civile, l’ex poliziotto dai modi vescovili Franco Gabrielli. Se le sono dette di tutti i colori, con l’immancabile scesa in campo, per ambo i contendenti, di screditati supporters. Sembra che il tutto sia stato originato da una cattiva interpretazione di un bollettino meteo diramato dalla Protezione Civile. Nel quale si parlava di precipitazioni sui 35 millimetri. Il che sembrerebbe corrispondere, come alcuni esperti hanno poi chiarito, a 35 centimetri di neve accumulata sul suolo. Adesso quelli della Protezione Civile non possano pensare che Alemanno sia in grado di interpretare tali dati, ma neanche sembra che lo stesso si sia dotato di una struttura tecnica che lo affianchi in simili emergenze e che sia in grado di tradurgli i dispacci che arrivano in tali occasioni. E’ cosa risaputa che invece il sindaco della capitale è
solerte nell’adeguarsi agli ordini di servizio che giungono dai capetti sionisti dell’ex ghetto. L’ultima iniziativa a cui ha partecipato è stato in occasione del furto delle “pietre d’inciampo”; in memoria delle sorelle Graziella, Letizia ed Elvira Spizzichino. Al di là delle solite farneticazioni del solito Pacifici "La nostra pazienza da oggi è finita. Il mondo ebraico non vuole recitare il ruolo delle vittime, non è un ruolo che ci piace. Io dico alle istituzioni che bisogna fare una radiografia di tutti i circoli che fanno attività eversive, sia di destra che di sinistra, e al signor Iannone dico che uomini come lui in questa città non avranno vita facile.”. In questa occasione recitare la propria parte per il sindaco è stato molto più facile che interpretare un bollettino meteo. Ed infatti ha chiosato che "Si tratta di un gesto vile e grave nel suo squallore. È assolutamente necessario che sia condotta un'indagine dettagliata e attenta da parte delle forze dell'ordine. Ho parlato con il capo della Digos, Giannini sollecitando le indagini a seguito della denuncia presentata. Se ci sarà un processo, la città di Roma si costituirà parte civile, ma già da adesso presenterà una propria autonoma denuncia, perché riteniamo che questo gesto sia un affronto all'identità, alla storia e alla memoria della nostra città" Poi si è scoperto che l’autore del furto non era un appartenente a chissà quale fantomatico gruppo organizzato antisemita, ma soltanto un condomino del palazzo dirimpettaio a cui quelle pietre facevano somigliare l’ingresso del condominio stesso ad un loculo cimiteriale. Vabbé sarà per la prossima volta. Allarme meteo intendo. Infatti il successivo fine settimana le cose sono andate assai meglio.
Dalla nave alla neve. Senza metafore, ma soltanto uno spaccato della cialtroneria che contraddistingue questa italietta. E nel mezzo sembra che non sia successo niente. Quando invece non è così. Le consorterie mafiose/massoniche/finanziarie hanno messo altri tasselli nel puzzle che prevede lo strangolamento delle popolazioni.
Nel decreto “Liberalizzazione delle attività economiche e riduzione degli oneri amministrativi sulle imprese” esistono dei passaggi inquietanti che aprono riflessioni su quella che oramai è la nostra sovranità . Nella delega richiesta è stabilito il principio della supremazia del diritto dell’Unione Europea rispetto alla normativa italiana, anche se di livello costituzionale, che disciplinano i rapporti economici. Nella sostanza non esiste più un interesse generale che deriva dai principi costituzionali. Il Governo dei tecnici ( di natura golpista) si sostituisce alla Corte Costituzionale e decide con motu proprio di poter adeguare la nuova normativa ( attesa e condivisa dai mercati) all’ordinamento europeo indipendentemente se è costituzionalmente leggittima. Si capisce bene che qui siamo ben al di là di un bunga bunga tra vecchi libidinosi e giovanotte senza arte ne parte se non quella di cui le ha dotate madre natura. Lì, ad Arcore, andava in scena una degenerazione, che comunque non inficiava i diritti costituzionali di una intera Nazione. Oggi i seriosi tecnici, hanno messo in piedi un governo marcio. Marcio per le modalità con cui è stato formato grazie alle complicità quirinalizie, marcio per l’unanimismo ed il consenso che riceve da destra/centro/sinistra rendendo del tutto evidente la pretestuosa diversità tra i soggetti politici che sinora hanno occupato la scena parlamentare con false contrapposizioni, marcio per il nepotismo che contraddistingue i suoi massimi rappresentanti ma principalmente marcio per i programmi che sta realizzando. Espressione degli interessi delle cupole finanziarie. Questo tanto osannato governo dei tecnici è arrivato là dove il cavaliere mai avrebbe osato spingersi. E’ stata stracciata la carta costituzionale. E sempre storditi da una stampa amica ed incensante per le gesta del “professore”, è passata sottobanco un’altra notizia che segnerà definitivamente e pesantemente il nostro futuro. Il 31 gennaio i capi di Stato e di governo della zona euro hanno sottoscritto il Fiscal Compact . Il quale in semplici parole impone che i singoli Stati non possano dare ai cittadini più di quello che tolgono in tasse. Sarà richiesto il pareggio, ma ancor più auspicabile è il surplus di bilancio. Dare meno di quello che si toglie. In pratica il programma scritto per i prossimi anni sarà l’impoverimento generalizzato. Queste regole dovranno essere incluse nelle varie costituzioni nazionali, per chi non si adeguerà ci sarà la messa in stato di accusa con immancabile multa e costrizione di correzione del bilancio verso il pareggio o surplus. Non si sono registrate voci di dissenso. L’attenzione era tutta per la nave e la neve. L’unico suggerimento degno di nota è arrivato dalla Grecia dove uno dei principali sindacati della polizia ellenica, la Poasy, ha chiesto alle autorità competenti di emettere ordini di arresto a carico dei rappresentanti in Grecia della cosiddetta troika, che accusano apertamente di voler strangolare il Paese attraverso le misure draconiane imposte al governo di Atene per evitare il default. Il messaggio è stato fatto recapitare direttamente agli interessati: Poul Thomsen del Fondo Monetario Internazionale, Servaz Deruz della Commissione Europea e Klaus Mazuch della Bce. "Siate avvertiti del fatto che, in quanto legittimi delegati della polizia greca, esigiamo siano emessi nei vostri confronti ordini di arresto per una vasta gamma di reati previsti dalle leggi vigenti, in armonia con il nostro codice penale", si legge nella missiva della Poasy. Oggi come ieri Grecia culla della civiltà.